Untitled

di Claudio M.

Stamane mi sono svegliato con la voglia di piangere. Una insopprimibile, incontestabile voglia di piangere.
Così, senza un vero perché.
Una vibrazione incolore che parte da qui, dal basso diaframma, e si irradia su tutta la schiena.
Non sul petto, sulle mani, sulle gambe, sul volto. No. Solo sulla schiena.
E sul basso diaframma, naturalmente.
Ed io sto qui, e non so se darle retta.
Forse, forse, dovrei trovare una ragione per piangere, una qualsiasi. Sarebbe un’idea.
E non guardatemi con quelle facce…
Non sono il primo ad aver pianto, né sarò l’ultimo a farlo. Lo fanno in tanti, nel nascosto delle proprie camerette o nell’intimo virtuale che si creano, illudendosi di essere non visti.
Piangono per sé, piangono per gli altri, piangono per il dolore, piangono per la felicità.
Piangono o si piangono addosso.
Ci sono tante forme.
E poi, che male c’è a farlo, ogni tanto?
Tanti altri sentimenti – ben più “forti” – si sono affrancati, tanto che si rivendica il diritto di odiare, amare, provare rabbia.
Ed allora piangere, una attività che coinvolge noi in primis?
Non ha lo stesso diritto di essere “rivendicato”?

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